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La croce di Riad

Pubblicato da blogger su 6 Marzo 2013, 18:52pm

A quest'ora sarebbe dovuto essere ancora in bella evidenza sulla piazza di Riad il corpo crocifisso di Sarhan al Mashayekh, un ladruncolo colto con le mani nel sacco nel 2009 e condannato, dopo l'ennesimo processo sommario, alla fine più ignominiosa che il mondo conosca, la crocifissione dopo la decapitazione.

Con lui sarebbero stati condannati a morte altri sei ragazzi, all'epoca tutti minorenni, che componevano infatti la banda di ladri di cui Sarhan era il capo, essendone - anche lui giovanissimo - il capo.

E' stato il governatore - principe Faisal a far sospendere l'esecuzione anche in conseguenza della mobilitazione internazionale di Amnesty International che fa peraltro rilevare come la condanna a morte di un minore costituisca una chiara violazione alla Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo, e come questa barbara consuetudine sia ancora praticata non solo in Arabia Saudita ma anche in Iran, Sudan e Yemen.

Le condanne a morte nel Paese degli sceicchi solo lo scorso anno hanno sfiorato il centinaio di esecuzioni sommarie e quest'anno, dopo soli tre mesi, siamo sulla stessa soglia percentuale di un anno fa: insomma nessuna inversione di tendenza o di clemenza all'orizzonte.

Si tratta del diritto di vita e di morte di certi regimi che non smettono di servirsi di questi strumenti nonostante le primavere arabe e le inevitabili cadute dei dittatori al potere; si tratta della stessa classe dirigente che compie scalate nella City londinese e a Wall Street; di quegli stessi, accolti o invocati come salvatori della patria sportiva presso le non più nobili categorie dei tifosi di calcio: oggi presiedono società inglesi, spagnole, il Psg di Leonardo e Ancellotti...

Sceicchi a portata di portafogli e di sogni pallonari, insomma, vagheggiati dai romanisti e non pregiudizialmente esclusi dalla collaborazione col Milan di Berlusconi, nonostante tutto; come i Cinesi attesi del resto da Moratti, altri potenti (parlo degli orientali) tutt'altro che attenti in fatto di diritti umani.

Così dunque va il nostro mondo un po' ipocrita che continua a considerare il principio del "pecunia non olet" come irrinunciabile e che in tema di investimenti e di finanza non si pone quasi mai (e magari accadesse solo in quell'ambito!) il problema etico.

Del resto c'è una finanza rilevante che escluda i proventi dei signori della guerra o dell'industria inquinante che dall'alimentare al chimico mette a rischio la salute del consumatore?

Avendo qualche soldino da investire, vi è mai capitato che un addetto bancario vi abbia fatto presente l'esistenza di investimenti trasparenti ed etici? E come porsi infine rispetto al problema etico in materia di investimenti quando c'è chi di recente ha giustificato "in certi Paesi" l'uso della corruzione come un male inevitabile?

A me resta in mente l'immagine di questo corpo giovanile appeso ad una croce per avere rubato. Mi ricorda qualcos'altro...

Alla crocifissione non ci avevo mai pensato; mai in termini così attuali e contemporanei. Provarne ribrezzo e sgomento è il minimo che si possa fare "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno".

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