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Il distacco del diffidente

Pubblicato da enzo su 5 Marzo 2013, 17:10pm

Perdonare è un'arte complicata, difficile da imparare. In genere il giudizio e la condanna prevalgono costantemente nel nostro atteggiamento, sempre convinti di poterci meritare la comprensione altrui ma di non poter concedere la nostra. Leggendo il Vangelo di questa mattina è questa la prima conclusione cui si può giungere, per quanto un po' moralistica, a tutta prima. Queste parole del resto sono state quelle adoperate dal sacerdote che celebrava a Santa Maria Maggiore, in Roma, con un invito neppure troppo velato a guardarci dentro con onestà: per verificare fino a che punto anche noi non avremmo molto di cui essere rimproverati.

Indubbiamente se fu per fede che Abramo partì; in noi, il non essere disposti a partire, cioè a staccarci dalle nostre certezze è già il primo segno di una fede incerta, incredula. E che cos'è una fede incredula se non una contraddizione in termini? Imperdonabile!

Mi capitava di parlarne poco fa con chi cercava di mettermi in guardia dall'affidabilità attuale della Chiesa e degli "ambienti clericali". Stanne lontano, stanne fuori: non creder loro e non credere che qualcosa possa essere cambiato. Non credere in quello che potresti essere chiamato a fare e credi invece nel fatto che nessuno sia chiamato a fare nulla da nessuno; che nessuno creda in questo e credi semmai che tu sei nel giusto e loro nell'errore. che noi possiamo giudicare e condannare.

"Io sono molto diffidente - mi si diceva - non vedi quanti scandali?".

Tutti ne vediamo e tutti, specie noi giornalisti, sappiamo che sbattere il presunto mostro in prima pagina paga eccome in termini di visibilità. Mi colpiva al riguardo l'operazione di disinformazione di cui s'è resa protagonista sere fa una celebre trasmissione tv che, parlando di vecchie vicende avvenute all'interno di una diocesi ligure, da questo è poi partita per una serie di deduzioni assai arbitrarie e di forzature, fino a sostenere che "il papa non poteva non sapere" omettendo di dire che proprio da lui era partito l'invito ad agire con energia per snidare certi mali emersi all'interno di quella Diocesi.

Allo stesso modo in cui leggevo della polemica Sequeri-Olmi, dove al vecchio regista bergamasco veniva fatto notare che questo atteggiamento di chiamarsi fuori (a giudicare?), di fronte allo scandalo dell'umano, è come opporre una diserzione: le mani bisogna sporcarsele insomma se si vuole ottenere pulizia. Il resto è disfattismo e pessimismo distruttivo.

Ecco di questa incredulità diffusa e anche di questo giudicare e chiamarsi fuori io credo che noi tutti credenti e non credenti, dobbiamo chiedere perdono, perché se il nostro Paese stesso è in mani inaffidabili, una delle ragioni potrebbe essere rinvenibile in questa paura di entrare nelle cose e per via di questo giudizio sommario e qualunquistico, per cui liquidiamo la politica e l'impegno civile come indegno del nostro impegno e della nostra fede, mentre la democrazia - va ribadito - resta un valore.

Cittadini e intellettuali, insomma: cosa ne è stato di voi e del vostro impegno in questi anni?

Va chiesto perdono - e ce lo siamo già detti altre volte - del pregiudizio (anche qui è in atto infatti un pregiudizio), quello che come sempre ci rende incapaci di conoscere e di comprendere.

"Non senti tutto il mercato che avviene tra i Cardinali per orientare il Conclave?" - è la domanda che mi è stata rivolta quest'oggi nel corso della stessa discussione, dando oltretutto per buono che l'intrigo raccontato corrisponda a verità.

Senza contare che la consultazione la conoscenza, il discernimento, l'uso dell'intelligenza e della ragione non contrastano in alcun modo con la fede e quindi neppure con le decisioni del Conclave. Perché strapparsi le vesti se l'uomo fa uso anche delle categorie della discrezione e della prudenza suggerite dalla stessa Sapienza di Dio, dallo Spirito Santo?

La Chiesa, è vero, non è Santa in pienezza e non lo è nei suoi uomini, ma lo è perché fondata su di un mandato, inviata per una missione, da compiere, quindi ancora incompiuta, quindi imperfetta.

Non si tratta della "casta meretrix" che vive come una sorta di sdoppiamento della personalità, perché santa e prostituita; essa - come dice Sant'Ambrogio - è la Casta che accoglie l'umanità con tutti i suoi adultèri e tradimenti.

Quante volte essa stessa è autorizzata a perdonare questi tradimenti: settanta volte sette, un'infinità di volte, perché è santa. E tu chi sei per non perdonare? Perché, se altri ti perdonano i tuoi debiti, tu ritieni di dovere essere inesorabile nel richiedere che altri paghino quello che a te viene condonato?

E' questa mi sembra la domanda di oggi e in fondo di tutti questi ultimi giorni; il che certo non legittima il tradimento e non lo incoraggia ma invita anche ad un sano realismo, ad una onestà intellettuale che parta da se stessi.

Il tema della misericordia insomma è anche il tema della giustizia e risponde ad un'analisi realistica dell'umano. Essere clementi (non deboli) significa partire da una considerazione del reale che non ci chiama fuori ma che semmai ci invita a essere parte credibile di un altro modo di vivere: è una vita diversa che giudica, non la condanna assunta restando fuori.

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