Essere fedeli o invece non esserlo affatto costituisce una scelta che determina la nostra vita, quasi ogni momento. Ed essere fedeli a se stessi spesso viene avvertito come un'alternativa irriducibile all'essere fedeli ad un altro. L'altro infatti almeno in una certa misura finisce col chiederci di abbandonare un po' di noi stessi e quindi di tradirci un po', di disancorarci da quello che abbiamo sempre pensato di noi e dalle nostre prese di posizione. Non è semplice questa infedeltà a sé perché finisce con il colpire il nostro amor proprio, la stima che abbiamo di noi e delle nostre certezze. Eppure talora è l'unica via percorribile. C'è chi può confonderlo con il compromesso e chi con una abdicazione alla propria coerenza, ma questo atto è più che altro un gesto di intelligenza: spesso di amore.
Ogni caso certo fa storia a sé e ci sono delle abdicazioni che non sono lecite, sono quei valori che non sono trattabili, sono valori morali sui quali proprio non si può venir meno, anche se talora l'amore di un coniuge e di un genitore, benché non debba mai rinunciare alla verità ed alla sua denuncia, deve inchinarsi persino di fronte a quelli. I figli restano tali anche se uccidono e rubano: si amano anche se tradiscono le nostre attese e i nostri valori. Credo che sia proprio inevitabile.
Resta però l'incomprensione, la domanda perché ciò sia potuto accadere e l'amore ferito e tradito, benché mai rinnegato. Chi ama, sa che quel sentimento è vero e fa presto a guarire: è più forte dell'amor proprio. Persino nella politica le convinzioni debbono essere tradite a volte per un bene comune, per la governabilità, come in questi giorni, se il fine non è la parte ma il bene, l'amore del Paese, in questo caso. E se qui la trattativa e il compromesso son categorie più facilmente utilizzabili, in altri casi, tra noi mortali, tradire un po' di noi pure si rende necessario ed opportuno se questo ci aiuta a creare l'armonia. Il contrario è l'opposizione irriducibile e l'isolamento.
Questo per dire che forse c'è una fedeltà più grande ed importante di tutte: che è quella alla comunione, alla crescita relazionale, al bene comune. Che ci fa rinunciare all'arroccamento e ci fa vivere il tradimento delle nostre certezze, certo non di quelle essenziali, come una piccola morte a noi stessi, un'ascesi anch'essa, una piccola metafora del cammino della croce. In nome della salvezza.