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A grandi cose...

Pubblicato su 3 Maggio 2013, 14:55pm

A egregie cose le forte menti accedono l'urne dei forti... Se ne parlava stamane con un amico e così ci si riferiva all'esemplarità di certe vite - e forse anche di certe morti - tali da spingere anime evidentemente romantiche a compiere grandi gesta e grandi scelte: checché se ne dica.

Perché se è vero che siamo in tempi nei quali sempre più si tesse l'apologia della via mediocre, ordinaria, quotidiana alla santità (perché la santità è prima d'ogni cosa una via per tutti); perché mai togliere il fascino del magnifico e del bello a chi anche di questo ha bisogno per accedervi e per farsene una bandiera sotto la quale marciare?

Era la domanda solo apparentemente materialistica del Foscolo nel suo "Carme", ma è poi la riflessione che stamane ci facevamo sorridendone, io ed altri, pensando a come la santità gridi e chiami a raccolta anche e soprattutto presentandoci il gesto coraggioso di figure eccezionali, tutte "alter Christus" per dire, testimoni di una scelta grandiosa e bella, libera.

Paolo, Francesco d'Assisi, Agostino, Charles de Foucauld, Benedetto, Girolamo, Ambrogio, Ignazio di Antiochia e Ignazio di Loyola, i Padri del deserto e gli educatori, i solitari e i martiri: giganti.

Ora, guardare a loro è vedere un riflesso della grandezza di Dio: se ne può essere raggianti. Guarda di cosa è capace l'uomo illuminato dalla Grazia!

Ed è lo stesso che sebbene in chiave del tutto laica si diceva Ugo Foscolo di fronte alle tombe dei grandi d'Italia in Santa Croce, a Firenze.

Perché negare all'uomo - intendo - il fascino della grandi cose che si possono compiere nel nome dell'emulazione e della Grazia?

E' del resto la stessa Grazia - io penso - a farci sedurre da questa grandezza, dal momento che come la bellezza conduce a Dio, Dio stesso conduce alla vera bellezza, e se anche questa si traduce nella quotidianità, nulla esclude che una grande bellezza possa diventare l'oggetto della nostra esistenza quotidiana, come un eroismo della fede.

Certo, ogni tempo richiede probabilmente le sue forme di grandezza e di eroismo (per non dire della santità: e comunque c'è spazio per tutti) ma nulla esclude che in certuni la bellezza e la singolarità sia la strada segnata ed indicata anche dallo Spirito per accenderne il desiderio, per farne guide di altri dopo di loro; per farne santi della bellezza, nella bellezza tutta speciale ed irripetibile di un santo.

Ecco - senza nulla togliere alla santità del quotidiano e anche per rispondere a chi oggi mi parlava pragmaticamente di una santità che deve fare i conti con la meschinità talora del presente e del corrente - io credo che esista il dono immenso di una felicità che il Signore stesso ci concede rendendoci capaci di grandi scelte, di grandi gesti, di imprese da forti, proprio perché tutto si può in Colui che ci dà forza.

E l'urne dei forti -per chiudere - sono un solenne richiamo a noi tutti per ricordare che l'uomo è chiamato a grandi cose. A maggior ragione se illuminato dalla fede.

Me ne andavo anni fa in giro per il Cimitero Monumentale di Roma, il Verano. Tornai a casa e quella notte stessa mi capitò di sognare qualcosa che mi fece svegliare di soprassalto, tanto da essere spinto a prendere d'impulso la Bibbia e di leggervi (certo, fu solo un caso) il capitolo 44 del Siracide, L'Elogio dei Padri: da Enoch a Mosè, a tutti coloro che morirono lasciando però dietro di sé un segno, come se appunto non fossero mai morti.

E fu vicino alle povere spoglie di Francesco che per la prima volta, dopo anni, mi sciolsi in un pianto.

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