Sono dunque sessanta primavere e inverni (questi ultimi, ormai lunghissimi e interminabili) che la televisione è ospite nelle nostre case.
Invero, c'è chi come me - con un po' di irrinunciabile spirito snobistico, se si vuole - ad un tratto ha deciso di farne a meno, di spegnerla, di regalarla al vicino. E in fondo non se n'è mai pentito.
Ma oggi, in ogni caso, va in onda l'Amarcord; perché la Rai - che non è la Bbc - entra in una terza età, quella degli zii e dei parenti che non si vedono da anni, quanto meno: chissà che ne sarà stato della loro vita! Sopravvissuti?
La sua vita (quella della Rai, in effetti) è stata un'esistenza spesa tra molte lacrime di ritrovamenti di Chi li ha visti e di separazioni lunghe un secolo dall'altra parte del mondo (Carramba!) come per Fo e Rame; di pailettes, molti lustrini, parecchia censura. Un vitaccia vissuta al limite delle proprie possibilità _ passi più lunghi della gamba - specie negli anni delle ballerine e dei nani in politica e nella vita civile; anni della lottizzazione e del craxismo. E per il peggio non c'è fine...
Se ne sono occupati politici di mestiere e manager d'assalto e di ripiego: da Agnes a Manca, per dire: competenti e meno: questo è mio, questo è tuo; qui va un Marzullo e qui va una Sagramola.
Sono trascorsi anni di maestri Manzi, di padre Mariano e di colonnelli Bernacca, passando per Ruggero Orlando e Tito Stagno, Mike Buongiorno e Baudo. Son sfilati Corrado e ombelichi, calze nere per coprire le cosce delle Kessler; Mina e Chari, Fabrizi e Panelli, Valori e Noschese; fino all'era Bonolis Frizzi e Conti, Venier e Gruber, così alla rinfusa; citando senza costrutto Santoro e Funari, Floris e Minoli.
Senza dimenticare la tv del teatro (quella delle origini) e quella degli sceneggiati televisivi, Anton Giulio Maiano e Sandro Bolchi; le regie dei varietà di Falqui e poi di Guardì, il Bagaglino e lo sport in tv, la Domenica Sportiva e 90° Minuto, Quelli che il calcio...
Sono questi i grandi filoni, sembrerebbe, prima dei contenitori e dei format: tempi di capistruttura, di Rai Notte e Rai News. Dio che carrozzone!
Legenda.
La Tv dei ragazzi, che non esiste più: aveva in rosa Febo Conti, Chissa chi lo sa?; I Ragazzi di Padre Tobia, Il Magico Alvermann e Pippi Calze Lunghe, Gian Burrasca. Poi arrivarono Bim Bum Bam e Bonolis, Frizzi e lazzi... Era la voce delle comiche al sabato a ora di pranzo: è lì che abbiamo conosciuto Buster Keaton e Charlie Chaplin; Stanlio e Ollio. Se ne ha nostalgia di quella tv a volte: ma il Paese era una altro Paese.
E quei ragazzi: bah! Erano pieni di sogni, di formaggini Mio e di Buondì Motta, di Mira Lanza e di Gigante pensaci tu; pieni di Carosello (è chiaro come la Nutella e come Ava come Lava) e di ottimismo: l'Italia del Boom, che poi ha fatto "sboom": direi, dopo Tangentopoli. Da allora i ragazzi sono cresciuti; anzi sono scomparsi.
Sono tutti adulti e vitaminizzati; tutti piccoli mostri.
Il Varietà.
Ho citato Mina e Carrà, Panelli e Noschese, Chiari e Baudo, Parisi e Goggi, Cuccarini e Monoprio don Lurio, Falana e Corrado. Era molto "teatro", il varietà, oltre Canzonissima. C'era anche della qualità. C'era l'orchestra e il corpo di ballo: non reality né "una volta famosi" sulle spiagge o a ballare o a imitare. Ma il varietà costa e ci faceva compagnia: avevamo la rivista in casa, nonostante la censura. Tempi da commedia e battuta di spirito: Bramieri, per dirne uno. La varietà oggi è la grande assente: non solo come genere di spettacolo. Tempo di uniformità.
Giornalismo e Inchiesta: non solo tg. Mario Pastore e Stagno, Zatterin, Ruggero Orlando e Frajese: grande lottizzazione ma anche professionalità in molti casi. Poi il tre quarti della Gruber... Anche Biagi e Angela hanno frequentato il magic box, con risultati altalenanti: come Augias e Colombo, Santoro.
E cinema teatro fiction: grandi piccole produzione che hanno dragato la letteratura e il romanzo, Virgilio e Omero; e poi da Cronin a Stevenson, a Mann; da Verga a Pavese, a Manzoni a Fogazzaro; da Tolstoj a Flaubert. Fino alla Bibbia: in pillole: con Irene Papas e Burt Lancaster. Oggi siamo alla serialità di Camilleri.
Lo sport di De Zan e di Alfredo Pigna, di Carosio e Martellini, Pizzul e Ciotti, Ameri, Paolo Valenti e Barendson, Tonino Carino, Viola e Sassi. Una partita la domenica sera (un tempo, a dire il vero) e la Nazionale al sabato, una volta ogni due mesi circa. Il mio primo ricordo ammonta, come in un sogno, ai Mondiali del 74 (ero un bambino).
Quando vedevo in campo Mazzola e Burgnich, Boninsegna mi emozionavo e mi mordevo le unghie. Tutto in bianco e nero: sì, mi ricordo. Il Valcareggi e poi ancora Chinaglia che lo manda al diavolo. E poi ancora l'82 del calcio e Paolo Rossi. Il resto è cronaca e lo sport è sempre più prodotto. Dan Peterson per il basket insieme a Giordani; De Zan per il ciclismo; Ciotti per tutto; il pugilato di Mattioli e l'atletica di Mennea e Simeoni, il nuoto di Novella Calligaris.
Non c'era sudore che non ci emozionasse e la vita mostrava tutto il suo sudore - senza doping, almeno in apparenza - allora. Quando quelli dello sport non erano ancora divi.
Poi sarebbe arrivato il doppio cronista e la Ventura, con Fazio e il Tempo che fa: quasi sempre prevedibile. I satelliti sono dappertutto: era del Grande Fratello di Orwell.
Sessant'anni per dire questo e per non dire tutto: le pagine sgualcite e quelle gialle. Tortora e Portobello; ma anche Luttazzi, inquisito anche lui; e Merolone, Vanna Marchi e il "Ciro, Ciro" della Milo. Fino al Sanremo dei Figli Famosi, la più sciagurata di tutte le edizioni.
Per qualche anno hanno furoreggiato soap e Beatiful, Dinasty e Dallas; io alla sera mi fermavo di fronte a Ncis e Cold Case; dinanzi a Criminal Minds. Poi decisi di smettere. Come una sigaretta che ormai diventa solo vizio, come un piacere che diventa una routine; come un'abitudine che si scopre inutile.
Va in onda la tv dei vecchi ormai: dei Pacchi e delle Ghigliottine dei Tale e Quale show e dei Migliori anni della nostra vita: inevitabilmente sessant'anni fa.
Sarei curioso di sapere quali le cose viste in tv che stanno più nel cuore degli italiani. Ma domani - ne son certo - di queste inchieste saranno pieni i giornali, anche loro alla ricerca degli anni migliori della loro vita.