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ermeneutica sulle osservazioni al ddl

Pubblicato da Enzo Maria Cilento - fratel Simeone su 24 Giugno 2021, 09:49am

Tags: #Mater et Magistra

ermeneutica sulle osservazioni al ddl

Ut unum sint. Forse quello dell’unità e della unanimità (bulgara?) della Chiesa è solo un concetto frainteso, cioè un mito. Persino storicamente, per quanto auspicabile possa essere sempre sembrata la loro realizzazione, la diversità e la distinzione - persino la contrapposizione polemica se non violenta (ci si dava degli eretici dall’uno e dall’altro dei fronti) - sono sempre state un fattore rilevante della Nuova Religione, il che sempre accade quando ci si esprime con perentorietà sul piano dottrinale.

La chiesa arcadica delle origini, quella di una fraternità e di una condivisione comunista dei beni, corrisponde al racconto che ci ha lasciato Luca, ad ogni modo espresso sotto la forma del rimpianto del temporis acti, per ciò che ora non esiste più (e se non ora, quando?). Gli uomini sono quelli che ci sono noti. E la divisione, anche se bollata con l’eresia degli anticristi e dei mille rivoli delle diverse comunità diversificate, è un elemento ineliminabile, in teoria pure fruttuoso ed arricchente, se vissuto con civiltà (cioè quasi mai).

A  chi pertanto in questi giorni si stupisce delle recenti dichiarazioni della Cei in campo di diritti civili, la quale ne fa in primis questione di trattati diplomatici e di Concordati violati, tutto questo bisogna farlo presente. Le anime distinte della cattolicità, quando essa ne ha, non devono scandalizzare se non nella misura in cui esse tradiscono i principi della carità e dell’amore evangelico che pure dovrebbero sovrintendere ad ogni atteggiamento del credente (figuriamoci poi di un prelato!).

A proposito della contrapposizione che (non solo) a me pare essenzialmente ideologica, in tema di ddl Zan, mi sembra che non ci sia molto da aggiungere, se non l’intempestività solo apparente dell’osservazione scritta in casa Cei e poi recapitata, a seguire, alla diplomazia italiana presso la Santa Sede. La sensazione è che la presa di posizione rappresenti all’esterno più una prova di tipo muscolare e una manovra funzionale al contarsi ed al contrapporsi all’interno della stessa Chiesa di Roma, che non un tentativo realistico di incidere su di un Paese a costituzione laica, checché ne dica la  storia della I Repubblica (anche la seconda non scherza).

Se le osservazioni di carattere teologico che alcuni prelati mossero anni fa a papa Bergoglio furono un colpo basso sì, però scoperto e quindi meno eclatante; l’osservazione attuale sembra molto più pericolosa per la credibilità e l’autorevolezza di questo papa che si vede contraddetto su temi sui quali, a torto o a ragione, talora anche solo col silenzio, era sembrato voler sospendere il giudizio e il pregiudizio, “salvo intese”, come si dice adesso in politichese.

Si tratta di aspetti che esulano in apparenza dal “ristretto” deposito della fede e dalla sua materia più essenziale. Sono politica soprattutto, interna e non, appunto. Resta lo sconcerto che lascia in coloro che credono ad un cristianesimo più aperto e dialogante. Molti se ne ritrarranno scandalizzati.

Sospetto del resto che fosse anche questo l’obiettivo della raccomandazione, puntando evidentemente ad un cattolicesimo dei puri, almeno nelle dichiarazioni e nelle prese di posizione. Dopodiché, sarebbe semplice ricordare che Gesù Cristo avrebbe sostenuto di essere venuto in terra per tutti (i peccatori) piuttosto che per i giusti o per coloro che tali si sentono. Anzi, nel linguaggio evangelico, costoro diconsi semplicemente farisei. E nell’accezione corrente non sarebbe un complimento.    

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