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anche di un po' di paradossi è fatta la fede

Pubblicato da Enzo Maria Cilento - fratel Simeone su 21 Giugno 2021, 10:14am

Tags: #Lo spirito del viaggio, #salmi

anche di un po' di paradossi è fatta la fede

C’è un aspetto della fede che diremmo in maniera un po’ denigratoria “miracolistico”. Al miracolo si può gridare infinite volte e per innumerevoli ragioni. Ora, la fede nel miracolo (e non ne discuto - altro è il miracolismo, gridare subito alla grazia ricevuta) non appare come una figlia senza padre, quasi si trattasse solo di un residuo pagano. Né è del tutto ingiustificata alla luce dei precedenti scritturali, della mentalità che attraversa l’AT. E forse neppure lo sarebbe sotto l’aspetto teologico (ma di questo non oso dire). Cos’è dopotutto il miracolo, cioè il meraviglioso imprevedibile, se non ciò che sembra contravvenire leggi razionali scientifiche sperimentali e logiche?

Non che la fede sia tutta di questo tenore, beninteso. Una sua ragione intrinseca ed una sua ragionevolezza allargata, essa la possiede. Così come una sua logica si può dire che sottenda le scelte di chi crede.

Il miracolo ad ogni modo resta un paradosso, a ben vedere. Che documenta l’impossibile. Di paradossi sono fatti molti dei racconti biblici; numeri e fatti, personaggi e vite straordinarie. Penso al Magnificat adesso ed ai testi dell’Antico Testamento che lo preparano ed a cui è ispirato. Esso è tutto giocato sul ribaltamento sorprendente della realtà, con esiti incredibili: rovescia i potenti dai troni, innalza gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati e così via. L’affermazione quasi proverbiale per cui gli ultimi saranno i primi si muove sulla stessa linea di sviluppo, cioè un paradosso; così come il suggerimento di non prestare attenzione a tutte le cose che guardano gli uomini (Dio guarda e vede altro; le sue vie non sono le nostre); il che implica anche il non giudicare affrettatamente le cose. O ritenere che l’umiltà prevarrà sulla superbia; che vincono quelli che sembrano gli sconfitti.

E’ paradossale ancora la scelta di quel popolo come popolo eletto. Quella di un pastore, per guidarlo lontano. Di un giovanetto fulvo per farne un re valoroso e messianico. E non ultimi sono i profeti, disprezzati, detestati. Per non dire del paradosso sommo di Cristo, mite ed umile di cuore, agnello portato al macello. Per non dire degli analfabeti che evangelizzano il mondo.

Il Signore nostro Dio – rileva il salmo 112 – solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i principi, i principi del suo popolo. Fa abitare nella casa la sterile, come madre gioiosa di figli”. Che è poi la progenitrice ideale di tutte le Elisabetta, di Maria stessa; per tacere poi di Sara e delle altre ritenute vecchie e sterili e per questo maledette da Dio.

A Dio niente è impossibile invece – in fondo è questo l’assunto – e a partire da ciò, nulla sarà precluso (se voi aveste un minimo di fede comandereste a questo albero di senape di spostarsi da qui a lì).

Crederci, certo … Potrebbe sembrare come rivendicare il diritto di credere nelle favole (Non è. Anche se pure di quelle si avverte il bisogno). Molti miracoli del passato a quelle somigliano assai. Penso a quelli narrati in apposite collezioni; alle vite dei santi, vita morte e miracoli; al modo in cui venivano istruiti i processi di canonizzazione (ne ho preso visione per motivi di lavoro nda.); ai passi della tradizione popolare; agli scritti di edificazione: dai florilegi francescani ai miracoli del domenicano Cavalca, a quelli di Jacopo da Varagine.

E rivado a tutti i fatti che nella mia vita mi sono sentito raccontare: dalle dame che ci accompagnavano a Lourdes, ai frati ai monaci che ho avuto la ventura di incontrare; a tutta l’umanità ferita e dolente in pellegrinaggio qui e naturalmente nei santuari, altrove.

A cui ora mi viene da guardare con tenerezza, perché credere non si deve negare mai a nessuno, nemmeno in esiti paradossali. Ogni esistenza lo è, a suo modo; ed in ognuna c’è spazio per l’arcano, se solo non ci si rifiutasse di vedere, quel che poco che si può vedere.

E’ che ci rassicura che tutto sia sotto controllo, addomesticato. Il laboratorio, con le sue apparenti certezze ci rassicura, pur privandoci di ogni proiezione verso l’Assoluto che da ogni legge conclusa per definizione è sciolto.      

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