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Stazioni di servizio

Pubblicato da Enzo Cilento su 4 Novembre 2015, 09:21am

Tags: #mater et magistra

Stazioni di servizio

Non siamo superman. E non si tratta neppure di volerci risparmiare. Uno si spende, ma si spende quel che si ha, non altro, se non si vuol finire male.

E’ così complessa la realtà, da chiederci, apparentemente, sempre di più un coinvolgimento in mille campi ed azioni diverse, fino a strafare, a restare senza fiato. Un conferenza qui, un corso; e poi il telefono acceso per rispondere a chi ha bisogno; scrivere e conoscere quel che accade nel mondo per non farsi cogliere impreparati e mille azioni a sostegno di cause giuste e di chi è debole e nel bisogno, nel migliore dei casi. E si fa, “si strafa”.

Siamo seri: è il male di questo tempo, l’attivismo sfrenato.

Accade a tutti noi del resto e in qualsiasi ruolo. Capisco solo ora la prudenza e l’invito alla moderazione di certi vecchi saggi che ho incontrato in questi anni e che quasi allora mi scandalizzava.

Non si tratta di voler salvare la propria vita, intendo, ma di essere ragionevoli; consapevoli di quel che siamo.

Se uno parte per un’impresa – lo ricorda più di una pagina del Vangelo, non solo quella odierna di Luca – deve aver ben presente quali siano le proprie risorse e le proprie energie, quelle a disposizione; che ad un tratto infatti possono esaurirsi e far sì che tutto sia lasciato a metà, dove le ortiche fanno presto a coprire ogni cosa, anche le più grandiose strutture.

Si tratta di non dimenticarsi dell’olio con cui le vergini si preparano alla notte ed all’attesa.

Mi sostiene quest’oggi la sana riflessione di san Carlo Borromeo: “ Eserciti la cura d’anime? – scrive – Non trascurare per questo la cura di te stesso, e non darti agli altri fino al punto che non rimanga nulla di te a te stesso. Devi avere certo presente il ricordo delle anime di cui sei pastore, ma non dimenticarti di te stesso”.

Mi sembra che la raccomandazione valga per qualsiasi ruolo e compito in questa vita.

Si tratta di non svuotarsi al punto di non avere più nulla da dare e di non sentirsi mai come i salvatori del mondo: semplicemente non lo siamo.

Lo dico spesso a chi mi è caro, anche ai miei genitori e a chi vuol fare del bene: il bene si fa senza presumere di sé e senza che gli altri ci investano di poteri sovrannaturali che non abbiamo. Abbiamo bisogno di stazioni di servizio e di rifornimento: non c’è macchina e cuore che vada avanti se non viene alimentato.

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