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Il tempo di una visita

Pubblicato da Enzo Maria Cilento - fratel Simeone su 13 Novembre 2015, 06:47am

Tags: #mater et magistra

Il tempo di una visita

C’è un momento della nostra esistenza in cui ho l’impressione che veniamo per così dire “visitati”: forse dall’alto, come da un sole che sorge. E – al di là di qualsiasi discorso millenaristico sulla fine dei tempi e su cose affini – quello è il tempo in cui il Figlio dell’uomo, il suo tempo, fa irruzione nel nostro. Spesso accade in un momento di estrema difficoltà, quando quello che potremmo dire il momento della croce, della prova ci costringe a prendere posizione, a non voler salvare la nostra vita precedente (non è possibile) e invece a prendercene sulle spalle un’altra, davvero.

E’ quello il momento in cui come alla moglie di Lot non ci è consentito guardare indietro (sarebbe inutile e anche un po’ ingeneroso); e in cui, di fronte a quella stessa visita straordinaria, c’è chi reagisce lasciandosi travolgere e chi invece prende atto che ci vien chiesto di intraprendere un’altra strada, un’altra vita. Così inevitabilmente nella stessa casa e sullo stesso pianerottolo, il nostro destino si può dividere …

Ho sempre molto pudore a usare certe categorie un po’ logore e certe metafore. Parlar di vie nuove e vecchie, di croci da mettersi sulle spalle e così via presta spesso il fianco alla retorica di maniera, al clericalese di cui sappiamo bene: che non ci piace!

Fatto sta che la croce e la sua via, quella in cui si divide il grano dal loglio, è semplicemente la via della responsabilità, del prendersi cura, unica salvezza dall’egoismo e dal solipsismo.

In quel momento ci vien chiesto “da che parte stai?”. E ogni volta mi chiedo se sto col debole o col forte che se ne frega.

Vivere a Sodoma e ai suoi sollazzi è stato persino divertente, un tempo: siamo bambini. Poi solo una grande solitudine, una insoddisfazione grande, una gran fame. La strada che mi porta altrove è piena di incognite e piena di calore umano, quasi sempre. Dio si fa presente su quella. “Sono venuto a cercarvi, a visitarvi, ora!” – ci viene detto.

E si ha l’impressione che è così che debba inevitabilmente andare. E non si prova nostalgia. Chissà dove andremo.

Chissà perché – come racconta la Sapienza – di fronte a tutto questo, di fronte alla bellezza (e anche al dolore, alla festa dei colori), ad alcuni è dato di scegliere e intuire alcune cose; ad altri invece di restare con gli idoli sbiaditi dal tempo; ignari del disegno ch’è dietro ogni creatura.

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