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Quando mi dissero...

Pubblicato da Enzo Cilento su 30 Ottobre 2015, 10:44am

Tags: #preghiere

Quando mi dissero...

Mi capita sempre di trasalire un po’ quando sento recitare così: “Quale gioia quando mi dissero andremo alla casa del Signore e ora i nostri piedi sono davanti a te Gerusalemme!”. Si tratta dell’incipit del salmo 121, uno dei miei preferiti, quello che amavo più di tutti, soprattutto nella prima stagione del mio ritorno alla fede. E’ il salmo che mi son sentito recitare durante un’esperienza straordinaria vissuta in quegli anni, durante una cerimonia che non dimentico, a Mediugorie (ma questo conta meno!).

Così, per tanto tempo ho cercato di interpretare cosa fosse ad attirarmi così tanto in esso.

Si trattava della sensazione che prova colui che è ritornato a casa, ecco tutto, una casa vecchia e magari un po’ in rovina, la casa della sua infanzia. E’ quanto capita al giovane che torna da suo padre dopo stagioni in cui ha dissipato beni e tempo soprattutto (dopodiché, sempre, quel tempo era quello che occorreva per capire). E’ quanto capita a quello che ritorna nella sua terra, tra la sua gente, nella sua storia, senza scappare.

E’ preferibile un giorno solo passato là, che mille vissuti altrove, dimentichi di tutto – si sottolinea più o meno altrove.

La casa di cui si parla, neanche a dirlo, non è un edificio e neppure un tempio; e non è neppure una sola condizione a simboleggiarla. Siamo noi invece. E’ il luogo dell’armonia e dello Spirito, dove possiamo ospitare Dio e ogni uomo, di conseguenza.

La nostra casa - sono le cento promesse anche da Gesù per tutti coloro che hanno lasciato ogni cosa per Lui – è averne cento e non averne nessuna in concreto, possedendola come un bene immobile.

E’ casa nostra quella che ci portiamo dietro e dentro ovunque andiamo ed ovunque alberghi lo Spirito di cui sopra e l’armonia cui facevo cenno. E che ci fa dire con certezza che questa casa può essere dovunque nel mondo, purché abbia finestre che lascino guardare fuori ed entrare talvolta purtroppo anche i ladri e altre quelli che ci vogliono abitare con noi, con la loro storia e la compassione l’empatia che meritano a casa nostra che è dunque sempre la casa del pellegrino dove spira un vento confortante e pieno di odori e di frutti, come di primavera, ricco di speranza.

Era la casa dunque che aspettava di vedere anche Simeone al tempio (i miei occhi han visto la tua salvezza!); e per cui aveva atteso tutta la vita, dimostrando così, pronunciando queste parole di fronte a quel bimbo che la casa e il tempio che aspettiamo e nei cui pressi ci soffermiamo è sempre e solo una persona; e che su quello si costruisce.

La mia famiglia, quella naturale e biologica per la quale ieri festeggiavamo i sessant’anni assieme di papà e di mia mamma, è stata una casa così, a ben guardare: fondata su di una fede spesso messa alla prova, ma pur sempre indiscussa e forte: che quella era casa loro (e nostra).

E’ stata una casa in cui siamo entrati e usciti; che molti ha accolto e che non ha mai chiuso le finestre, consentendoci di guardare il mondo fuori senza pregiudizi.

Ieri sera abbiamo festeggiato questa casa fatta di persone, questa casa capiente ed accogliente. La casa del Signore (in cui abita, abitandoci singolarmente e assieme; abitando con noi) è sempre una famiglia, proprio perché è aperta eppur protegge, è solidale.

E la Gerusalemme davanti alla quale dunque ci troviamo è la città fatta di case e di familiarità – se ne evince: non è mai indifferenza, chiusura e preclusione.

Uno vende ogni cosa per questo: si tratta del tesoro per cui, dopo averlo trovato, rinunci a tutto il resto, perché vale di più. E quella gioia provata alla recita del salmo fin dal principio, sento che era quella di uno che aveva scoperto di non essere solo, fondando la sua casa su di una bella pietra angolare, forte, come una roccia che fonda e non ostruisce.

Noi siamo – ciascuno e anche tutti assieme - la casa in cui abita il Padre; e siamo il figlio e siamo il luogo in cui soffia il suo pensiero, la sua sapienza, il suo Spirito, il suo compiacimento.

Non è il Paradiso; si tratta pur sempre di una casa di uomini, con tutte le sue difficoltà, con tutti i suoi punti di dispersione.

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