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I segreti dell'Ambrosiaster

Pubblicato da Enzo Cilento su 22 Ottobre 2015, 08:21am

Tags: #Vita consacrata

E’ da qualche anno – per quel che ne so e che seguo la cosa – che si parla dell’aggiornamento delle letture e dei testi consigliati nell’apposito “Ufficio” che leggono “prevalentemente” religiosi e consacrati, sacerdoti.

Ecco perché l’argomento, a tutta prima, potrebbe sembrare per addetti ai lavori. Poi – visto che così in effetti non è - mentre va detto che sono sempre di più i laici che hanno adottato la medesima abitudine “sana” (ne vedevo di recente anche in viaggio); da questo volevo partire solo per un altro genere di considerazione.

Quella relativa ai tanti tesori, nascosti ai più, che si possono trovare tra le righe, anche tra gli scritti meno conosciuti.

Per chi non lo sapesse, l’Ufficio delle Letture è costituito da due o più passi (il primo appartiene alla Sacra Scrittura, perlopiù all’Antico Testamento; il secondo ai Padri ma anche agli Acta Martyrum per dire, agli scritti di figure eminenti nella storia della riflessione cristiana esegesi, epistolari, meditazioni; e a documenti conciliari) testi che comunque possono aiutare ad indirizzare la meditazione durante la giornata.

Si tratta di un vecchio ma non obsoleto schema monastico che io trovo ancora utilissimo e di grande valore; anche se tanti scritti e pagine più vicine ai nostri giorni, inevitabilmente premono per subentrare a quelle apparentemente più datate.

Senza contare che ogni Congregazione ed Ordine ha peraltro una sua gerarchia di auctoritates e santità e memorie che vengono proposte quotidianamente in alternativa all’attenzione del lettore; in genere secondo uno schema interno all’Ordine e alla Congregazione di cui sopra. Moltissimi però – la maggioranza - i passi comuni.

Ora, in questi giorni (ci sono letture e “memorie” facoltative quindi quasi ogni giorno), avendo qualche momento in più da dedicarvi, mi è capitato di soffermarmi su alcuni gioielli che non avevo mai veduto in questi anni.

Ero in treno martedì mattina, quando difatti leggevo di una lettera di San Pietro d’Alcantara indirizzata a Teresa d’Avila, per cominciare. L’argomento principe è quello dei cosiddetti consigli evangelici (la povertà innanzitutto, poi l’obbedienza etc.).

“Non voglio lodare la povertà solo per se stessa – vi si afferma – ma quella che per Suo amore – di Cristo – desideriamo e spontaneamente abbracciamo. E se in questa materia io credessi e pensassi diversamente, non mi sentirei più tanto sicuro neppure della fede …” – vi si dice, tra le altre cose; motivo, neanche a dirlo, su cui occorrerebbe che tutti riflettessimo, un poco – chi ha compiuto una certa scelta intendo e in genere il credente e forse neppure lui solo – perché ne va dell’interezza di quel che siamo e dei nostri valori; di quel che appare anche all’esterno inoltre; per la necessità della coerenza, della bellezza, dell’evangelicità e della necessità di non essere di scandalo ad alcuno.

Così come ragguardevole è il richiamo a quell’amore per il Crocifisso di cui parla Paolo della Croce (vd testo per il 19 di ottobre) e della sua festa interiore; la lettera di Contardo Ferrini;

o infine, a sorpresa, quel passo di Ambrogio dedicato al tema della verginità (Già! Cosa s’intende per verginità, se non coscienza pura che realmente cerca Cristo come prima cosa; e poi tutto il resto in sovrappiù, quindi anche l’astinenza?).

Così dunque il maestro di Agostino “Tu, ormai consacrata a Dio, non temere più quei custodi girovaghi e terribili che si aggirano per le piazze né quelli che girano attorno alla città; non temere i loro colpi perché non possono nuocere a coloro che cercano Cristo. Quand’anche ti togliessero il corpo ossia la vita, Cristo ti è vicino. Quando poi l’avrai trovato, impara ad abitare con Lui, affinché non debba allontanarsi da te, perché Egli abbandona presto coloro che sono negligenti”.

Il testo, inserito a memoria di una religiosa, Giuseppina Leroux, francescana e poi in seguito orsolina "per necessità" – per sfuggire in quanto francescana alla persecuzione dei Rivoluzionari – vittima pertanto della ghigliottina nel 1794, come tante sue sorelle, per il solo fatto di essere “una religiosa”; mi richiama alla memoria inevitabilmente ogni vittima dell’ideologia e della tirannide, del Regime.

Ci vien chiesto di idolatrarlo e di sostituirlo ai nostri ideali, al nostro Dio. Non possiamo essere disposti a farlo.

E per la prima volta, io che della Rivoluzione – e di quella Francese – ho sempre e solo veduto l’empito e lo slancio libertario che pure qui non si nega; mi son trovato a riflettere come in nome dell’ideologia – anche di quella libertaria – cadon le teste sovente e le libertà altrui; e i morti non si contano neppure.

Ecco … Era questo il punto.

Prima di metter mano all’aggiornamento dei nostri Uffici da leggere e recitare; gustiamoci sobri l’ebbrezza dello Spirito – verrebbe da dire - e cerchiamo di salvare quello che vale: anche se fosse stato scritto mille e più anni fa.

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