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Animo, ragazzi!

Pubblicato da Enzo Cilento su 26 Maggio 2015, 08:07am

Tags: #attuale

Storie di stati d’animo e stati d’animo sulla punta della penna. E’ stata l’ultima puntata di questo corso romano, quest’anno.

Già! Ma cosa sono gli stati d’animo? Sono nuvole passeggere o sono malattie dello spirito; perturbazioni o condizioni esistenziali, invece?

A volte incombono come ciò che passa e fa paura, ma passa; altre, sono invece il cielo nel quale viviamo, come una persistente condizione nella gola in cui abitiamo; quasi mai una vetta piena di sole.

Era di questo che volevo spingere a parlare i miei ultimi allievi: di gioia e d’amarezza; di nostalgia ed entusiasmo; di tristezza e angoscia; di gioia incontenibile e di pesantezza: dello spirito, certo...

Che proprio qualche giorno fa (giovedì appena trascorso, mi pare) leggevo dell’elogio della leggerezza (e di quello della fretta) su di un quotidiano, ad opera di un “filosofo” (e quanti ce ne sono!).

Così come d’altra parte, altrove e sempre, non si fa che fare appello all’elogio del suo contrario, la lentezza.

Che forse è un elogio della follia, quello di innalzare inni alla velocità solo perché oggi le tecnologie ci spingono a considerare valido solo ciò che leggermente corre e leggermente, in pochi grammi di nanotecnologia, ci connette con tutto l’universo mondo; mentre le cose lente e che pesano sarebbero “solo” ancoramento al passato e alla sedentarietà, per non dire ai retaggi e al tradizionalismo.

Si tratta di un discorso complesso.

Ricordo solo che l’elogio della velocità (leggerezza?) era anche quello di futuristi e coevi, che amarono la guerra (la I Mondiale, che ricordiamo in queste date) e che chiunque pensi alla lentezza e alla pesantezza come ad uno scarto, finisce con lo scartare in sé l’idea del vecchio e del non normodotato. Insomma si tratta di una deriva che non mi piace.

Mi piace, è vero, quando le nuvole velocemente passano nel cielo e si passa dal perturbato al sole; mi piacciono le macchine che costruiscono o ostruiscono le nuvole, spazzandole e soffiandole, facendole correre e rincorrere in alto; ma insomma mi piace anche questo cielo fermo e come dipinto, talora plumbeo; o questa specie di nuvolaglia alla Magritte che porta a spasso i miei pensieri e “van con esso le torme delle cure, onde meco egli si strugge questo spirto guerrier ch’entro mi rugge”.

Animo, ragazzi!
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